






Meiroun, che qui appare per la prima volta con il vento nei capelli sciolti, è stata l’immagine simbolo della rassegna del 2014, gentilmente concessa dalla sua creatrice Amal Ziad Kaawash, artista libanese di origini palestinesi
Meiroun è una esile bambina ombra, che non mostra mai il viso, ha i capelli legati in lunghe trecce e con lei c’è sempre la luna disegnata nel cielo.
Meiroun era anche il nome del villaggio palestinese da cui la famiglia di Amal Ziad Kaawash fu cacciata nel 1948: nel cuore dell’artista rimane un nome lontano e il desiderio struggente di un ritorno impossibile, la luna nel cielo rappresenta proprio questo sogno irraggiungibile.
Eppure in questa immagine Meiroun per la prima volta mostra il viso sorridente e i capelli sciolti nel vento in segno di libertà. Mai prima di ora la luna era stata disegnata così vicina. Nella letteratura araba la simbologia dei capelli sciolti al vento spesso ha il significato di libertà, di autonomia, di passaggio all’età adulta. I capelli liberi da costrizioni, non più legati in trecce da bambina o coperti dal velo, rappresentano il desiderio di autodeterminazione, di ribellione. In questo caso i capelli alzati dal vento verso l’alto sembrano assumere la forma di note gioiose, quasi danzanti.
Amal aveva dedicato questo disegno a un’amica che viveva a Gaza con la promessa reciproca di tornare insieme in Cisgiordania. Le due colombe infatti sono le due amiche che finalmente raggiungono la “luna”. In un’intervista la Kaawash ha dichiarato: “Per me, Meiroun rappresenta tutti i palestinesi, tutte le donne arabe e tutte le donne del mondo”


Il progetto “femminile palestinese – la donna, l’arte, la resistenza” parte a Salerno nel 2014.
“Nello specifico vogliamo dedicare una particolare attenzione al ruolo della donna nel mondo arabo per analizzare e sottolineare l’importanza del contributo femminile nella cultura palestinese, sia nei movimenti femministi dall’Egitto alla Palestina, sia nelle varie discipline artistico-culturali. La creatività contro l’occupazione, contro la colonizzazione, contro la diaspora, contro la discriminazione, contro la violenza. Le donne sanno mettere in discussione i confini e le narrazioni dell’occupazione. Quindi letteratura, poesia, cinema, teatro, musica, cartoons, di ieri e di oggi, diventano gli scenari di questa resistenza creativa femminile” dichiara Maria Rosaria Greco ideatrice e curatrice della rassegna “femminile palestinese”
La rassegna è totalmente autofinanziata e si avvale del partenariato del Comune di Salerno, dell’Università di Salerno, della Fondazione Salerno Contemporanea e della mediateca Marte di Cava de Tirreni per l’utilizzo gratuito degli spazi.
Mediapartner sono Nena-News Agency (Near East News Agency – Agenzia Stampa Vicino Oriente) e LiraTv.
Supporters sono la Fondazione Alfonso Gatto, la Rete Radiè Resh gruppo di Salerno, l’ANPI sezione di Salerno, l’associazione di donne “se non ora quando” sezione di Salerno e l’associazione di studenti universitari Asinu.
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Università di Salerno – proiezione film Jerusalem Bride con la regista Sahera Dirbas (foto Beppe Serrelli)

La rassegna inizia il 6 marzo, in preparazione della giornata internazionale della donna, e prevede tre momenti di approfondimento con le testimonianze di donne palestinesi o di donne che si occupano di Palestina.
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Teatro Ghirelli “Mi chiamo Omar” con Dalal e Omar Suleiman – scritto e diretto da Luisa Guarro (foto Beppe Serrelli)
La rassegna si chiude con un incredile SOLD OUT del teatro Ghirelli di Salerno in una data non casuale, ma scelta apposta a ridosso della giornata di liberazione del 25 aprile, per sottolineare l’importanza che la rassegna dà alla resistenza di tutti i popoli contro qualsiasi occupazione straniera.
Il progetto “femminile palestinese – la donna, l’arte, la resistenza” viene premiato a riprova di quanto realmente l’arte e la creatività per la donna siano potenti strumenti di resistenza